Gli strumenti

IL PIANOFORTE

  

                                                Pierre Auguste Renoir, Donna al pianoforte, 1875-1876

Strumento a corde percosse tramite una tastiera composta da 88 tasti per una estensione di sette ottave, è lo strumento principe, con il suo vasto repertorio che spazia dalla letteratura clavicembalistica rinascimentale al jazz. La versatilità del suono può variare dal più dolce cantabile al più barbarico percussivismo, mentre la possibilità di riprodurre le intricate tessiture proprie di un’intera orchestra rende la pratica pianistica indispensabile alla formazione di ogni musicista.

Allo sterminato repertorio solistico si affianca la raffinatissima letteratura da camera con altri strumenti, e liederistica, ossia per voce e pianoforte. I compositori di ogni epoca hanno sperimentato alla tastiera le possibilità del linguaggio tonale lasciandoci in eredità una traccia evidentissima dell’evoluzione del pensiero musicale. La chiarezza della geografia della tastiera rende la conoscenza del pianoforte il fondamento dello studio teorico proprio di qualsiasi percorso di studi musicali.

IL FLAUTO TRAVERSO

 

                                                                                                         Judith Leyster, Il giovane suonatore di flauto, 1635

Il flauto è uno strumento a fiato, della famiglia dei “legni” (materiale usato per la sua costruzione). I primi ritrovamenti risalgono addirittura a 50.000 anni fa. Ha attraversato tutte le civiltà del mondo, da quella cinese del IX secolo A.C. agli antichi Greci, dal Medioevo ai giorni nostri.

Dal 1600 divenne strumento solista al pari del violino, si trasformò nei materiali grazie a Theobald Bohm intorno al 1850 (leghe metalliche, argento e oro). I flautisti divennero delle vere “rockstars” del loro tempo: Blavet (1700-1768), Quantz (1697-1773), Gazzelloni (1919-1992), Rampal (1922-2000); poi nel jazz e nel rock con Kirk (1935-1977) e Anderson (1947).

IL CLARINETTO

  

                                                                                                               Georges Braques, Natura morta con clarinetto, grappolo d'uva e ventaglio, 1911

Strumento aerofono di legno, con tubo cilindrico, padiglione svasato ed ancia semplice. Fu introdotto in orchestra dalla scuola di Mannheim, come strumento omogeneo al gruppo dei legni, e fu presto largamente impiegato per la sua capaciità di amalgamarsi con altri strumenti:ma anche da solo fu sovente utilizzato in orchestra, specie dal romanticismo in poi per le sue proprietà coloristiche.

Possiede una vasta lettaratura solistica, sia con orchestra sia con complessi da camera. Nel jazz del periodo intorno al 1930 svolse il ruolo di principale strumento melodico, soprattutto nello swing (Benny Goodman).

Nella musica popolare europea il clarinetto ha incontrato una fortuna notevole specie nei Balcani e nell' Europa centro-orientale, ove ha sostituito strumenti ad ancia di più antica origine. Il grande compositore A. Copland ha così descritto le caratteristiche sonore del clarinetto:

“Il clarinetto ha un suono levigato, aperto, quasi svuotato, più liquido ma anche più brillante di quellodell'oboe. Strumento più vicino al flauto che all'oboe come qualità di suono, si avvicina  all'agilità del primo e canta con pari grazia ogni specie di melodia. Nell'ottava bassa ha un colore unico di effetto profondamente soggiogante.Le sue possibilità dinamiche sono notevoli estendendosi da un lieve sussurro al più brillante fortissimo” (Aaron Copland, Come ascoltare la musica, Garzanti, Milano, 2001).

LA CHITARRA

  

                                                                                                             Jan Vermeer, Suonatrice di chitarra, 1672

Strumento cordofono, a manico lungo, a pizzico, con cassa armonica a forma di otto e foro di risonanza circolare, fondo piatto. Strumento molto antico, comperve in Occidente già verso il 1200 per poi consolidarsi nel Rinascimento. La chitarra Rinascimentale, e poi Barocca, aveva un fondo leggermente arcuato, con sottili doghe giustapposte, fasce alte e forma stretta e allungata; montava quattro e poi cinque corde doppie (dette “cori”), di seta o di budello, regolate da bischeri di legno o avorio infissi direttamente nella paletta. Il foro nella tavola era intagliato a “rosa” con forme molto preziose ed elaborate. 

Come il liuto e altri strumenti a corda pizzicata fu usata come strumento da camera, solistico o di accompagnamento al canto, e la sua letteratura fu molto ampia, nel 1500 e nel 1600, soprattutto in Italia e Spagna. Dopo un periodo di scarso interesse, verso la fine del 1700 - contemporaneamente all'odozione delle corde singole e all'introduzione della sesta corda - iniziò il periodo di massimo splendore dello strumento che durò fino alla prima metà del 1800, con ottimi didatti, concertisti e compositori, tra cui Fernando Sor, Mauro Giuliani, Ferdinando Carulli, Luigi Boccherini, Niccolò Paganini. Si consolida così la “chitarra classica”, che prende la sua forma definitiva verso la metà del 1800 grazie al liutaio spagnolo Antonio de Torres.

Strumento al contempo “colto” e “popolare”, verso la metà del 1900 vede ampliare le sue possibilità espressive grazie all'invenzione - dopo varie sperimentazioni - della sua versione elettrificata, la “chitarra elettrica”. Strumento principe della musica rock, è utilizzata anche nel blues, nel jazz, nella musica contemporanea e di ricerca, sopravvivendo infine alla “rivoluzione digitale” della musica elettronica, ritrovandosi nel rap e nella trap per la creazione delle basi musicali di dj e producer.